Mario Tamponi Zurück
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Il signore delle stelle e i complessi della Nasa La sua azienda, l’Andromeda Srl, occupa l’intero Palazzo Galileo su Piazza della Repubblica di fronte alla basilica di Maria-Assunta-in-Cielo. Quando vi giunge ogni giorno in tarda mattinata i dipendenti sfrecciano già da un pezzo nei corridoi e nelle sale ariose come soggiogati da compiti immani. Lo salutano con venerazione, che egli ricambia con vigorose strette di mano e carezze affettuose. Lo aggiornano sulle novità ed egli distribuisce incoraggiamenti e suggerimenti. Poi si rinchiude in direzione, nell’attico solare. Sfoglia i giornali, i dispacci di agenzia e le riviste specializzate che ingombrano la scrivania barocca. Legge la posta e fa mente locale su impegni e incontri della giornata. Ogni tanto cerca ispirazione tra le guglie nervose della chiesa o tra le antenne e i trasmettitori che si ergono sui tetti come bosco elettronico. Sbrigato lo stretto necessario, vi cerca riposo. Sette anni fa, quando avviò l’Andromeda, nessuno avrebbe scommesso un fico secco su una frazione infinitesimale di tanto successo. Sirio le aveva sperimentate tutte nella vita. Dopo lo studio accelerato di scienze politiche con un luminare candidato al Nobel per l’economia, si laureò a pieni voti con una tesi sulle fobie di Machiavelli. Rinunciò ad un’opportunità di carriera universitaria per fare il consulente di un ambizioso leader di governo. In totale anonimato gli scriveva i discorsi programmatici, ma anche quelli di salotto. Finchè non fu scosso da un moto d’orgoglio. Capì che quel pappagallo non meritava una briciola della sua creatività e lo piantò in asso regalandogli persino l’ultimo stipendio. Tentò la carriera dello scrittore. Cominciò a scrivere saggi teorici, considerati noiosi dalle elite del provincialismo politico. Si dilettava anche a comporre versi nello stile di Borges e Pasolini; piacevano agli amici, ma non trovarono editori e mercato. Lo sfogo poetico restò un passatempo. Si lasciò sedurre dal commercio gestendo un ristorante d’avanguardia. Ma affondò presto nelle sabbie mobili di avvoltoi e iene del giro. Aveva idee chiare e spiccate capacità organizzative, all’occasione gli mancava però la forza di mostrare i denti. Lo spogliarono mettendolo alla porta della sua azienda come un intruso. In stato di frustrazione gli giunsero diverse offerte di lavoro. La più redditizia, quella dell’impresa di pompe funebri PG (Paradiso Garantito) per attività di pubbliche relazioni. Nonostante facesse a pugni con una consulenza saltuaria al fitness-center GP (Giovinezza Perenne), si disse disponibile, ma a condizione di essere dispensato dal vedere un solo cadavere. Gli han fatto sempre senso quelle facce di marmo, quei corpi rigidi con vestiti da gala e scarpe superlucide distesi su velluto rosso-ciliegia. La condizione, interpretata come arroganza o menefreghismo, fu categoricamente respinta. Lapidaria la sentenza del direttore generale: “Lei vorrebbe promuovere la nostra immagine senza sfiorare il polso dei clienti?!” Di per sè Sirio non era fatto per dipendere da chicchessia o subire intimidazioni psicologiche. L’inattività prolungata gli creò qualche problema d’insonnia. Una notte, guardando il cielo dalla terrazza di casa, fu soggiogato dalla discrezione delle stelle. Sentì che erano le uniche in grado di capirlo e che valeva la pena lavorare per loro. Ma come? Non certo con l’aria fritta della contemplazione. Un’azienda è commerciale se vende qualcosa. Sulle prime l’idea di vendere le stelle gli sembrò balzana. Sorrise ricordando il napoletano in pantaloni rossi e giacca a doppio petto che durante le ultime vacanze romane gli aveva offerto il Colosseo ad una cifra accessibile. Solo che le stelle non sono il Colosseo. Far valere un qualsivoglia certificato di proprietà sull’anfiteatro turistico lo avrebbe reso ridicolo agli occhi dei visitatori e degli agenti di custodia. Per le stelle invece non sarebbe stato difficile esercitare dei diritti. Bastava giungervi per primo e scoraggiare la concorrenza con un brevetto esclusivo. Per l’eccitazione passò in bianco l’intera nottata. E nella giornata successiva si agitò come un forsennato per fissare l’idea e il programma su geometrie, organigrammi, piramidi strutturali, preventivi organizzativi e promozionali. Usò i pastelli e diede un senso logico anche alla suggestione dei colori. I sogni della seconda notte si occuparono delle questioni ancora aperte. La stella più loquace di una galassia straordinaria chiamò l’iniziativa “OS” (Operazione Siderale) e l’azienda nascitura appunto “Andromeda”. Si trattava di un suggerimento sussurrato. Appena sveglio, Sirio consultò Internet e apprese che Andromeda, la M31, è una galassia dell’emisfero boreale di 220 miliardi di stelle a due milioni di anni-luce. Più grande quindi della nostra Via Lattea. Mica male! Il fatto poi che le stelle volessero rendersi parte attiva gli sembrò di buon auspicio. Del resto, guardandole, sembrava ormai che tutte lo implorassero di strapparle all’indifferenza della gente. Con loro cominciò a instaurare un rapporto confidenziale. Quando di buon mattino si recò all’Ufficio Brevetti vi trovò già una fila interminabile di geni e inventori. Vi si allineò compiaciuto. Ciascuno si teneva stretta la propria scoperta, con la dovuta cautela per non esporla allo sguardo di spie e curiosi. Della propria Sirio portava una sintesi variopinta e opuscoli di documentazione. Appena una settimana dopo ci ritornò per ritirare il certificato di protezione del marchio e dei relativi diritti. Era chiaro che il funzionario addetto lo aveva preso per matto e intendeva chiudere presto una pratica che riteneva megalomane e innocua. Come se volesse affrettarsi alla porta d’uscita di un manicomio per non restarne contagiato. Già gli sembrava un affare per lo Stato poter incassare per una baggianata la stessa tassa delle pratiche serie. Nel ruolo di clown Sirio si era sentito a disagio, sulla soglia della crisi di nervi. Ma il brevetto era ormai come una bacchetta magica: lo accreditava come legittimo cultore delle stelle e gli conferiva la potestà di far piazza pulita di tutti gli speculatori. I venditori di stelle di cui aveva sentito parlare erano superficiali e venali. Una professionalità organizzativa avrebbe dato all’Operazione Siderale un fondamento scientifico e filosofico e all’Andromeda Srl il carattere di innovazione totale. Sirio organizzò l’impresa in reparti: osservazione scientifica, catalogazione e denominazione, stampa e propaganda, ufficio legale e notarile, attività parallele, amministrazione. Alcune funzioni le ideò soprattutto per occupare amici e conoscenti disponibili. Si dotò di telescopi, di sofisticati strumenti di misura, di una biblioteca scientifica, di un archivio fotografico. Le immagini raccolte erano suggestive e riproducevano il cosmo nei dettagli. Partendo dall’intero universo conosciuto di centinaia di miliardi di galassie da centinaia di miliardi di stelle, Sirio si decise a limitare le stelle in offerta alle 6.000 osservabili ad occhio nudo, per lo più della Via Lattea, ad altre 2.000 individuabili al telescopio e ad altre 2.000 ancora più lontane fornite dalle osservazioni satellitari. Diecimila in tutto! Una selezione così rigorosa non era casuale o magica, ma il risultato di criteri e calcoli minuziosi che occuparono tecnici e matematici per un buon semestre. Rispetto a queste stelle, distribuite equamente in entrambi gli emisferi, le innumerevoli restanti si ridussero definitivamente al ruolo di contestuali. Sirio chiamò “limbo siderale” l’insieme di queste comparse. Le stelle elette furono esaminate accuratamente una per una, come soggetti desiderosi di instaurare un rapporto con altrettanti terrestri. Più che di proprietà, si dovrebbe parlare di sinergia, simbiosi, intesa psicologica. Di ogni stella si definirono innanzitutto le coordinate. La distanza non fu misurata soltanto in anni, come generalmente si fa, ma anche in ore, minuti e secondi-luce. Se si pensa che la velocità della luce è di 300 mila chilometri al secondo, poco meno della distanza terra-luna, si capisce quanto importante sia l’esattezza. Di ogni stella si delinearono anche la personalità, il carattere, la sensibilità: la luminosità, il colore nelle molteplici graduazioni dal rosso all’azzurro, la temperatura, la massa, la densità, la struttura e tutto ciò che ne fa un individuo irripetibile. Persino la fecondità, cioè la tendenza a circondarsi di pianeti con o senza satelliti alla stregua di figli e nipotini. Lo spettro riproduceva lo strato più superficiale, quello che nel sole è la fotosfera; ma determinanti erano anche le zone profonde e il nucleo, che della stella costituivano l’anima e ne esprimevano la passionalità e l’imprevedibilità. Alle stelle ordinarie se ne affiancarono alcune speciali: le collassate, le neutroniche, le pulsanti, le doppie... Andromeda le battezzò tutte – alla cerimonia Sirio era sempre presente! – per il conferimento del nome proprio, conforme all’indole di ciascuna. Mutò le denominazioni cifrate degli astronomi e quelle animalesche degli astrologi. Agli inizi Andromeda si fece strada a tentoni. Poi con la propaganda diretta e i reportage televisivi prese il volo, inarrestabile. Il segreto fu la serietà. Sirio selezionava i clienti. Prima di assegnare una stella verificava dati personali e credenziali, con un rigore più oculato di quello della Ferrari quando vende esemplari pregiati di una serie limitata. Sirio si confrontò anche col problema dell’ignoranza. All’inizio qualche stella finì sbadatamente nelle mani di gente che, magari affidabile sotto ogni altro punto di vista, ignorava persino la differenza tra astro e pianeta. Per non gettare altre perle ai porci Siriò istituì corsi propedeutici obbligatori. Questi impartivano le nozioni più generali partendo da Piazza della Repubblica come cuore del cosmo: la terra, i pianeti e i satelliti, il sole, le stelle della Via Lattea e delle altre galassie, la materia interstellare, i buchi neri, lo spostamento spettrale verso il rosso, il big bang, l’espansione e l’implosione... fino agli aspetti più spettacolari e divertenti della teoria della relatività. Di per sè tutto il corso era divertente. Si basava su aneddoti, battute, barzellette... per non scoraggiare nessuno, neppure i corsisti di istruzione elementare, impazienti di giungere a un rapporto più sentimentale con la propria stella. Dopo ogni lezione (il corso ne prevedeva almeno sei teoriche e tre pratiche) i partecipanti spesso lasciavano l’aula con la faccia paonazza e sudata, gli occhi arrossati, le mascelle doloranti. I film di una volta erano belli se facevano piangere; le lezioni di Andromeda erano scientifiche se facevano ridere. Consenziente sembrava lo stesso Einstein con la lingua di fuori; la foto del genio pendeva sulla cattedra accanto ad una raffigurazione più educata di Galileo. L’esame per il certificato di idoneità si ispirava al sistema dei test per la patente dell’auto. Inaspettatamente l’attività didattica garantì un introito collaterale. Non indifferente, se si pensa che parecchi frequentavano i corsi anche senza potersi permettere finanziariamente l’acquisto immediato di una stella. Sirio escludeva la vendita a rate per evitare procedimenti legali in casi di insolvenza. Portare in tribunale stelle e titolari sarebbe stato come profanare chiese consacrate. Andromeda dimostrò la sua affidabilità anche nel seguire i clienti dopo l’atto di compravendita. Perfezionò tutta una serie di servizi come assistenza tecnica, formazione permanente, aggiornamento, consulenza legale, pratiche notarili per i casi di donazione ed eredità. Con ciò l’acquisto diventò un semplice preliminare. Tutto veniva effettuato con la presenza fisica degli interessati, non per telefono, posta o internet, dove poco o nulla è verificabile. Sirio restava legato alla tradizione, all’intesa che si instaura guardandosi negli occhi. I clienti cominciarono ad affluire dai vari paesi europei, dagli Stati Uniti, dal Giappone, dall’Australia. Magari ne approfittavano per passare qualche settimana di vacanza nel vicinato, un pò come i pellegrini che vanno a Roma per il papa. Per loro investire da Andromeda significava appropriarsi di tesori inesauribili “che i ladri non trovano e la tignola non consuma”. Era come acquistare occasionali quadri d’autore, immuni da inflazioni o crolli in borsa. E Andromeda offriva qualcosa di più spirituale e gratificante di una perla o un capolavoro da custodire in cassaforte. Una stella non è di questo mondo! Spontaneamente si svilupparono molteplici attività. In un salone al pianterreno, un tempo sede della banca commerciale, si proiettavano a orario continuato film di ogni genere sull’unico tema: dal classico all’effetto speciale, dal documentario alla commedia. Dopo film di fantascienza (come “Odissea nello spazio” o “Ufo innamorati”) era obbligatorio partecipare a cineforum per estrapolare gli aspetti pseudoscientifici e riderci sopra. Per Sirio era importante estirpare sul nascere la zizzania del ridicolo o della magia. Chi noleggiava produzioni non ortodosse in videocassetta riceveva fogli illustrativi con l’impegno morale di leggerli anche per i minori della famiglia. Al primo piano si inaugurò una biblioteca per il pubblico con sala di lettura. C’era anche una stanza per videogiochi. Quando gli adulti erano impegnati in cose più serie, i bambini potevano svagarsi nel loro ambiente pasticciando fogli e pareti, o in scivoli e altalene tradizionali, ovviamente tutto in versione siderale. Fino a notte inoltrata era aperto anche un bar-ristorante, sempre gremito. Ogni angolo morto era occupato da bazar, chioschi o semplici tavolini con le offerte più svariate. Andavano a ruba magliette, berrettini, sciarpe, locandine, cartoline con slogan e trovate bizzarre. Nei saloni del terzo piano si svolgevano seminari, conferenze, dibattiti: con scienziati, scrittori, cardinali, politici, maghi. Si erano avvicendati anche astronomi e astronauti degli Apollo. Sirio era in trattative con la Nasa per trasferire nel centro Andromeda pezzi di imprese spaziali, persino una navicella storica. Per consentire questa collaborazione accettò a malincuore la condizione categorica degli americani: disfare la “Sezione Luna”! Era stata allestita da Andromeda con una ricca documentazione scientifica e fotografica proprio sulle missioni Apollo. La tesi dominante: la luna sarebbe ancora vergine e l’impresa di Armstrong e Aldrin del ‘69 sarebbe stata realizzata da una equipe hollywoodiana negli studi sotterranei del Nevada. Peccato! Il caso stava già attirando su Sirio e il suo team l’attenzione del mondo. E gli sviluppi promettevano rivelazioni ancora più imbarazzanti. Dopo sette anni di esperienza oggi l’Andromeda Srl è un’azienda solida e sempre innovativa. Ha già assegnato 3.567 stelle e non ha fretta di cedere le 6.333 ancora disponibili. La richiesta è tale che, se volesse, se ne potrebbe sbarazzare in pochi mesi. Ma non sarà così. E non intende superare di una sola unità il tetto delle diecimila stelle. Con i cerchietti e i segmenti di identificazione esse ingabbiano equamente l’intero firmamento, come le fitte traiettorie dei voli aerei il mappamondo. E poi 10.000 è diventato un numero magico, il limite aritmetico della benedizione del Creatore. I consulenti più intraprendenti propongono di estendere il mercato anche ad altre entità cosmiche, ai buchi neri ad esempio, che con le loro dimensioni e gli effetti sconvolgenti sul loro vicinato stellare potrebbero meritare quotazioni consistenti. Ma Sirio preferisce tenere i piedi per terra. “Vendere un buco nero sarebbe come vendere un’intera galassia”, obietta. “È come se uno ti chiedesse una mela, perchè più di tanto non ha bisogno, e tu gli rovesciassi il carico di un intero autotreno.” Sirio è anche un tradizionalista: “La natura dei buchi neri, anzi la loro stessa esistenza è incerta; nel futuro la ricerca potrebbe riservarci sorprese impensabili. Ma no! L’Andromeda è un’azienda seria e si muove sul sicuro!” Sirio è soprattutto un romantico: “I buchi neri sono invisibili; si possono soltanto intuire dagli effetti. Noi vogliamo avere a che fare con la luce. Solo la luce è alla nostra portata. Il buio è inquietante e basta!” Da Andromeda ogni nuova idea incontra un pubblico avido e numeroso. Sirio frena l’esuberanza dei collaboratori; non vuole che si perda di vista l’obiettivo primario. Anche se sa che tutto ciò che concorre ad accrescere l’interesse per le stelle è positivo. “Solo le stelle possono nobilitarci, renderci ridicola l’avidità per frammenti di terra, che nell’ottica cosmica si rivela incredibilmente piccola”, commenta. L’Andromeda è ormai così bene organizzata e si avvale di tanto professionismo da andare avanti da sola. Sirio può donarsi alla cultura e alla fantasia. La sua presenza in azienda è però importante per l’immagine e la fiducia che ispira a novizi e veterani. A scopo umanitario ha creato il Club AENSA (Andromeda-e-non-solo-Andromeda). Ne fanno parte i titolari di stelle, ma possono aderirvi anche gli aspiranti e tutti i simpatizzanti. Non c’è differenza tra gli uni e gli altri. Sono tutti andromedini! Con ciò Sirio dispone di una lobby potente e prestigiosa. Se si candidasse, verrebbe eletto sindaco a furor di popolo. Potrebbe ambire anche a qualcosa di più. Ma con la politica ha chiuso e non intende rimetterci piede. Sirio è un gigante buono, ossuto e smilzo, col sorriso solare e la semplicità del bambino. Nel frattempo si è sposato con una celebre astrologa televisiva, che ha convertito ad un approccio più scientifico al cosmo. Lei continua a farsi chiamare Circe, il nome d’arte che si era dato quando il successo aveva cominciato a sorriderle, e a chiamare il marito col nomignolo di Ulisse. Nell’azienda dirige un reparto, ma è il jolly anche degli altri. Hanno due figli gemelli, ormai di 4 anni. La bambina si chiama Proxima e il bambino Centauro, in onore della stella più vicina, che i genitori gli hanno donato con un regolare atto notarile, ma con diritto di usufrutto vita natural durante. Le stelle ingombrano l’intera vita di famiglia, anche se Sirio cerca di non esagerare per non sembrare maniaco. Le si trovano persino nel suo abbigliamento. La cravatta, ad esempio, che cambia ogni giorno, è diventata un elemento di immagine e di ammirazione collettiva. Ora riproduce un sole sorridente, ora una galassia a spirale, ora una nebulosa a sventola. Gliele inventa e confeziona una sarta giapponese, che assimila ogni spunto e lo ripropone con grazia orientale. A contenere la collezione non bastano tre armadi. Sembrano destinati ad un museo. La notte Sirio passa ore a contemplare il firmamento. Non col trasporto del mistico o del poeta, ma con la benevolenza del padre, con l’indulgenza del confessore, con l’orgoglio del benefattore. Alle stelle ha sacrificato l’esistenza, ma è contento della gratitudine che ne riceve in cambio. La coglie nella loro intermittenza, che lo commuove fino alle lacrime. Allora si capisce quanto sia innamorato della sua missione, al servizio della gente che va accompagnata per mano verso ciò che conta. E ciò che conta è impalpabile, lontano. Mario Tamponi